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Capolavori o Gattolavori?

Capolavori o Gattolavori?

Aspettando la Festa del Gatto il 17 febbraio, un viaggio nell'arte dove gli esemplari gatteschi hanno preso il posto di quelli umani



Finalmente la casa editrice L’Ippocampo ha dato alle stampe una corposa rassegna gattesca degli esemplari  di Susan Herbert, Gattolavori.

Se non avete presente lei, di sicuro avrete visto la sua Monna Lisa, o la sua Teodora. Gattesche ovviamente. Il bello dei suoi quadri è che non nasconde il gatto, anzi non manca mai la coda, arrotolata, con cura; ben in evidenza se è la Dama con l’ermellino, la Venere del Botticelli o ben stesa sul bordo della vasca ne La morte di Marat. La precisione è al dettaglio di ciascun quadro e di ciascuna epoca: dai sarcofagi egiziani fino all’arte del Novecento. Un appunto solo (ma se sfogliandolo ne trovaste altre, potete scrivere per aggiornare queste considerazioni) è nel fiammingo I coniugi Arnolfini, dove manca, ovviamente, il cane di casa.

Susan Herbert Monna Lisa

Susan Herbert nasce nel 1945 a Hampton in Arden e fa molti lavori prima di essere considerata la migliore ‘cat artists’ del mondo.

Basti pensare che la sua versione gattesca de Il bacio di Francesco Hayez,è stata venduta a ben 1.050 sterline e nel Teatro Reale a Bath c’è sempre una sua mostra permanente.

Il suo primo lavoro però ritrae l’ombra dei nostri amati, i topi, nelle sceneggiature illustrate (dette storyboard) con drammi  shakespeariani. Probabilmente tutti gli anni passati come bozzettista alla English National Opera tra ballerine e artisti, le ritornano in mente per le sue due prime pubblicazioni: Opera Cats e Shakespeare Cats.

Passano una quindicina di anni tra disegni e studi e nel 1990 Thames and Hudson pubblicano The Cats Gallery con un  successo mondiale.

Susan Herbert Lad with an Emine

L’omaggio è duplice: a Leonardo, Botticelli, Vermeer, Caravaggio, Rubens, Tiziano, Goya, Van Gogh e ai gatti.

Se siete degli amanti dei film, continuate a sfogliare. Le pellicole miciose non mancano: Nosferatu, il Vampiro, Via col vento, il Padrino, Cleopatra, Intrigo internazionale e Casablanca. Nel gattopardo, che non poteva mancare, la coda esce da sotto l’abito nero.

Nel libro ci son ben 192 tavole gattesche, e nessun intento ammiccante al commerciale. Susan amava (ci ha lasciato nel 2014) proprio l’arte e quei capolavori che sono i gatti. Si potrebbe terminare queste righe facendoci una domanda che forse anche Susan si sarà fatta:

come mai i personaggi dei cartoni animati portano i guanti?

I guanti rendono gli animali più simili agli umani e soprattutto all’inizio del cinema, nei cortometraggi, si facilitavano i processi di animazione. Le mani nere si sarebbero però poco distinte su sfondi spesso grigi. Dalle pagine de Il Post si legge che l’animatore del gatto Felix, agli inizi del Novecento, arrotondò i suoi piedi, le sue mani e la sua testa…come capitò ad altri personaggi e molti oggetti come le automobili di quel periodo, con la famosa’ linea tonda’ che è tipica dei periodi di crisi.

Ma questa è un’altra storia.



12-02-2017 Barbarabellinelli

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E' difficile riconoscere un gatto nero in una stanza scura, soprattutto quando il gatto non c'è.
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